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Bellezza e profumo del Trachelospermum Jasminoides: falso Gelsomino o Gelsomino stellato
Quando si pensa a un giardino fioriti e profumato, il Trachelospermum jasminoides, noto anche come falso gelsomino o gelsomino stellato, è sicuramente una delle prime piante che viene subito in mente. Grazie ai suoi fiori bianchi a forma di stella e al suo profumo intenso e dolce, questa pianta rampicante è diventata molto popolare tra gli appassionati di giardinaggio. Ma cosa rende il Trachelospermum jasminoides così speciale e amato?
Fotinia o Photinia Red Robin: la pianta ideale per una siepe rossa nel tuo giardino
Alla ricerca di una pianta che doni un tocco di colore al tuo giardino? La Fotinia o Photinia Red Robin potrebbe essere la soluzione che stai cercando. Questa pianta da siepe dalla vivace tonalità rossa è perfetta per creare bordi e recinzioni accattivanti. Un articolo Un Fiore per Tutti: il vivaio delle piante dove potrai leggere la vera e documentata storia dietro le origini di questa pianta
La raccolta è cominciata!
Partecipa anche tu all’iniziativa Fiori Dalla Cenere e aiutaci a sistemare il vivaio dopo l’incendio del 17 Settembre 2023.
Puoi contribuire alla campagna tramite le seguenti modalità:
- donando direttamente su questa pagina cliccando sul pulsante “Contribuisci” che vedi in questa pagina,
- tramite bonifico al conto corrente – IT 42 U 0892213801000000513743 – intestato a Un Fiore Per Tutti – Impresa Sociale, indicando nella causale: erogazione liberale per campagna di crowdfunding “Fiori dalle cenere” in corso su Eppela.
La Fondazione Il Cuore Si Scioglie raddoppierà ogni contributo che riceveremo, quindi il tuo gesto di generosità avrà un impatto ancora maggiore!
Unisciti a noi per dar vita a nuovi fiori dalle ceneri!
Nandina
Se cerchi piante di Nandina domestica o informazioni tecniche affidabili, sei nel sito giusto: quello del produttore diretto.
La Nandina domestica è un arbusto sempreverde, originario dell’Asia, oggi diffuso in molte aree temperate e subtropicali del mondo.
NOME SCIENTIFICO
Il nome scientifico fu attribuito da Carl Peter Thunberg. Deriva dal termine giapponese nanten, usato comunemente per indicarla. Essendo un genere monospecifico, il termine “nandina” identifica chiaramente la specie, senza rischio di confusione botanica.
È conosciuta anche come bambù sacro o falso bambù giapponese, sebbene non sia né bambù né originaria del Giappone. In Giappone è molto usata, ma vi è stata introdotta successivamente. È originaria principalmente della Cina e dell’Himalaya.
CARATTERISTICHE BOTANICHE DELLA NANDINA
La pianta si distingue per i suoi fusti eretti e la crescita densa, ideale per composizioni ornamentali ed eleganti. Le foglie pennate cambiano colore: verdi alla nascita, poi arancio, infine rosse con l’arrivo dei freddi invernali. Le bacche rosse compaiono dopo la fioritura e persistono a lungo, regalando valore estetico anche nella stagione fredda.
Nel nostro vivaio a Pistoia, produciamo Nandina da seme, utilizzando bacche raccolte a mano dalle nostre piante madri.Il metodo garantisce esemplari multistelo, più robusti, capaci di fruttificare abbondantemente e con ottima resistenza al freddo.
La Nandina domestica tollera temperature fino a –25 °C. Il gelo intensifica i colori, migliorando l’impatto decorativo della pianta.
USI IN GIARDINO COME SIEPE O PIANTA ORNAMENTALE
È una pianta tecnico-ornamentale ideale per siepi frangipasso, ma non adatta a frangivista, vista l’altezza contenuta.Raggiunge raramente i 180 cm. Tuttavia, se lasciata espandere, può allargarsi fino a 2 m in condizioni favorevoli.
Le dimensioni si controllano facilmente. Una leggera potatura è sufficiente per modellare la pianta senza compromettere la salute. La manutenzione è semplice. Non soffre di patologie gravi, se non talvolta muffe nei giovani esemplari in ambienti umidi.
FIORITURA, BACCHE E TRADIZIONI
La fioritura avviene a luglio. Produce piccoli fiori bianchi riuniti in pannocchie, eleganti e molto ornamentali. Dai fiori nascono bacche rosse simili al ribes, persistenti per tutto l’inverno. Molto apprezzate anche nella cultura giapponese. In Giappone si appendono rami di Nandina alle porte, credendo che allontanino la sfortuna e portino benessere.
TERRENO E ESPOSIZIONE: pianta facile e adattabile
La pianta è poco esigente. Cresce in quasi tutti i terreni, ma dà il meglio in suoli vitali e ben drenati. Mostra grande affinità con i microrganismi del suolo, anche in presenza di concimazioni minerali. Ottima in giardini naturali. In Sud Italia preferisce mezz’ombra. Al Nord, invece, può crescere senza problemi anche in pieno sole diretto.
Si presta bene anche alla coltivazione in vaso, in particolare in vasche da bar o grandi contenitori in coccio. Consigliamo di piantare più esemplari insieme, così da ottenere un risultato visivo d’impatto e maggiore densità.
Nel nostro vivaio a Pistoia produciamo decine di migliaia di Nandine ogni anno, pronte per la vendita all’ingrosso. Se sei un’azienda, un garden center o un paesaggista, guarda le foto in galleria qui sotto e contattaci.
Il modulo di contatto si trova in fondo alla pagina. Compilalo e ti risponderemo al più presto.
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Fotinia, la siepe rossa – Photinia x frasseri ‘Red Robin’
La Red Robin è una selezione di fotinia rustica, tipicamente utilizzata per realizzare quelle che, informalmente, vengono tante volte indicate, dai non addetti ai lavori, come: le siepi rosse.
Come molte piante da siepe, si tratta di un ibrido di due specie diverse: photinia glabra e photinia serrata (o serrulata). L’incrocio è caratterizzato da intensa vigoria, portamento eretto e rami folti. La pianta viene indicata normalmente nei cataloghi come Photinia x fraseri, la parola fraseri è un patronimico e indica il vivaio di origine della prima selezione, il Fraser di Birmingham, che ottenne in Alabama i primi incroci, intorno al 1940.
La selezione Red Robin deriva da tali ibridi, ma è stata ottenuta in Nuova Zelanda, esattamente agli antipodi dall’Italia, fatto che a posteriori ne chiarisce anche l’ottima adattabilità al nostro paese.
Come accennato, si tratta di una pianta a rapido accrescimento, che vegeta rapidamente fino a raggiungere i due metri, due metri e mezzo. Raggiunta tale dimensione, la crescita della chioma procede, ma rallenta. Le massime dimensioni normalmente attestate per questa selezione sono di 3-5 metri per le altezze e di 3-4 metri per il diametro orizzontale della chioma.
La celerità con cui la pianta raggiunge la dimensione idonea a fungere da frangivista, unita alla naturale riduzione di velocità dell’accrescimento a cui va incontro, una volta raggiunta tale altezza ottimale, rendono tale selezione molto semplice da gestire, anche per i giardinieri neofiti o i meno attenti.
La fotinia è un ottima siepe anche per un altro motivo. In caso di piante che presentino dei vuoti, la strategia più efficace per riempire le aree meno dense è, paradossalmente, quella di applicare un taglio vigoroso dove i rami già mancano. La pianta risponde alla potatura ricacciando rami multipli, prossimalmente al punto d’amputazione. La rimozione dei rami più forti permetterà ai sottostanti di crescere più rapidamente.
Per quel che riguarda le temperature minime sopportate, non c’è unanimità delle fonti. Sicuramente si può utilizzare dove la minima ricade nell’intervallo -10/-15 °C, ma diverse fonti attestano il suo utilizzo anche in climi più freddi, con minime che arrivano a -20/-25 °C. In tali casi appare rilevante il tempo di esposizione alla temperatura e il livello di salute della pianta.
Per quanto riguarda il terreno, le Red Robin e generale tutte le piante del genere Photinia, sono particolarmente versatili. Hanno un optimum in terreni neutri, drenanti e fertili, ma risultano nel complesso ampiamente adattabili. In caso di terreni molto calcarei, si può incorrere in problemi di clorosi ferrica, risolvibili concimando e che comunque difficilmente portano ad un danneggiamento irreparabile della pianta, implicando per essa per lo più danni estetici.
Si deve ricordare sempre, nel post trapianto, che fintanto che le piante non avranno sviluppato un apparato barbicale autonomo, sarà importante innaffiarle. Se il terreno di trapianto ha acqua biodisponibile, una volta attecchite le piante, si può tralasciare l’irrigazione, mentre in vaso essa rimarrà sempre necessaria.
La fotinia, come gran parte delle piante, fiorisce. La fioritura è bianca e avviene intorno a Maggio. I fiori sono riuniti in piccole infiorescenze, dalla forma frattale, che collettivamente appaiono come delle mazze simili ad un cavolfiore. Odorano lievemente, ricordando il profumo del biancospino.
Sul territorio italiano la pianta non incontra malattie che le risultino letali e ha pochi parassiti, tutti facilmente contrastabili.
Per questi motivi, vista l’alta rusticità, la semplicità di gestione e la crescita rigogliosa, viene sovente utilizzata in prossimità di abitazioni e spazi pubblici.
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Mercato Straordinario a Terre di Prato!
Per chi non lo sapesse, Terra Di Prato è un mercato all’aperto, partecipato esclusivamente dai produttori degli stessi articoli che vengono venduti all’interno dello stesso: le piante del contadino, la carne dell’allevatore, la focaccia del fornaio.
Prodotti totalmente disintermediati!
Le aree dove si svolge il mercato, sono perimetrate e hanno varchi d’accesso separati da quelli di uscita. La costante sorveglianza, effettuata con personale apposito, garantisce che all’interno dell’area siano garantite le distanze interpersonali, sia rispettato il divieto di assembramento e ogni partecipante venga sottoposto a scansione termica all’accesso.
Il personale ai banchi, appositamente istruito, indossa i presidi di sicurezza, dispone di disinfettanti e mette in pratica le corrette misure di contenimento, per garantire la più sicura esperienza possibile ai partecipanti, nel rispetto della sicurezza di tutti.
Terra Di Pranto, nel periodo natalizio, si svolgerà in giorni diversi da quelli normali: NON Sabato MA Mercoledì, nelle date del 23 Dicembre e il 30 dicembre.
Vi aspettiamo numerosi come sempre, una buona spesa contadina a tutti!
Olivagno o Eleagno – Eleagnus x ebbingei
Olivagno, Eleagno o volendo essere fini dicitori, Eleagnus.
Qualunque sia il modo in cui lo si vuole indicare, quando un giardiniere o un privato usa uno dei questi termini, solitamente si riferisce sempre alla medesima pianta, quella nella foto sopra, ovvero il più famoso membro della famiglia delle Elaeagnaceae.
Per botanici e accademici però, i termini Eleagno ed Eleagnus sono forse un po’ troppo vaghi, essi raggruppano formalmente un intero genere di piante, piuttosto vasto, provenienti da Europa Meridionale, Asia centrale e Cina.
Diciamolo quindi chiaramente. La pianta di cui scriveremo sotto (e di cui si vedono le foto sopra) si chiama Eleagnus x ebbingei ed è un ibrido commerciale di E.macrophylla ed E.pungens.
L’incrocio, come si vede, produce una bella pianta, caratterizzata da portamento eretto e compatto, dal carattere cespuglioso, con foglie ovali, alterne, gentilmente ondulate e dal colore caratteristico: verde, sulla pagina superiore e argenteo, sulla pagina inferiore, costellato di lentiggini brune.
Si tratta di un ibrido decisamente riuscito, amato dal mercato e ben valorizzato dalla produzione pistoiese, che ha certamente contribuito a rendere l’eleagno una pianta da siepe usata in tutta Italia, ma non solo, essendo essa ubiquitariamente sfruttata nell’intero bacino mediterraneo.
Passando ai dettagli, si può dire che l’ibrido ebbingei, come altri eleagni, ha fiori bianchi, penduli, simili a tubicini, che crescono in gruppi e che sbocciano da settembre a novembre. I frutti sono invece rossastri, commestibili secondo la letteratura agronomica, ma di scarso valore edule, per quanto invitanti in quanto simili ad olive nella forma.
I rami, sottili e flessibili, risultano all’aspetto talvolta tortuosi. Sono indicati in letteratura come spinosi, anche se è più consono, parlando ai non addetti ai lavori, precisare che sono solo “formalmente” spinosi, data la semplicità con cui la pianta si riesce a maneggiare anche senza guanti.
Beneficiando di vigore ibrido, l’olivagno cresce in tutti i tipi di terreni, anche in ambienti sabbiosi o calcarei, dove altre piante fanno fatica e resiste molto bene alla salsedine, quindi è una pianta adatta anche a giardinieri alle prime armi.
Per tutti questi motivi, l’eleagnus ha conosciuto e conosce un importante e diffuso uso come pianta da siepe.
La pianta ha inoltre la capacità, gradita ai giardinieri, di sopportare potature vigorose (anche totali!) e presenta modalità di accrescimento molto rapido, con una dimensione a maturità che si attesta in prossimità dei tre metri e cinquanta, molto comode da gestire. Talvolta, è bene dirlo, all’interno di una stessa siepe, si trovano esemplari molto vigorosi, ma possono essere comunque sempre contenuti con interventi di potatura.
Se il luogo d’impianto è isolato e le piante sono lasciate sviluppare in autonomia, la chioma raggiunge un diametro di due metri, un discreto cespuglio, che saprà dare riparo anche agli uccellini.
La temperatura minima sopportata, secondo diversi erbari italiani, è di -15 °C. Alcune fonti teutoniche però, riferiscono anche -20, ma non venendo raggiunte simili minime nella zona dove le produciamo, non ci azzardiamo a confermarle.
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Regole Mercato Terra Di Prato – DPCM Novembre
INFORMAZIONI LOGISTICHE PER ACCEDERE AL MERCATO DA SABATO 7 NOVEMBRE
A seguito delle nuove disposizioni legate alle misure anti-Covid19, per la sicurezza di tutti, vi comunichiamo che, da sabato 7 Novembre, l’ingresso al mercato sarà ulteriormente contingentato.
A differenza della scorsa primavera, è stato realizzato un piano di sicurezza che permetterà l’ingresso a un massimo di 300 persone (invece di 100) per creare meno code possibili nell’area esterna.
I consigli che vi diamo sono sempre gli stessi: se riuscite a farlo prenotate la vostra spesa direttamente dal produttore al telefono o in chat nei giorni precedenti l’evento, cercate di trattenervi il meno possibile all’interno dell’area del mercato, non abbiate fretta, ma fate la spesa velocemente per dare la possibilità di farla anche a tutti gli amici di Terra di Prato, indossate la mascherina, igienizzate le manie e mantenete il distanziamento sociale.
I numeri di telefono, per contattare i produttori, li trovate nel post facebook, basta premere sulla scritta blu: altro…
Grazie della collaborazione
Cupressocyparis Leylandii
Se cerchi giovani leylandii d’innesto, sei nel posto giusto: sei sul sito di un azienda produttrice. Partiamo dal cipresso di seme, lo innestiamo e te lo consegniamo: non c’è un solo passaggio che avvenga presso terzi.
Se anche tu sei un’azienda agricola, compila il modulo in fondo alla pagina per ricevere una proposta all’ingrosso.
Se sei un privato invece e hai bisogno di qualche pianta, clicca qui e accedi al nostro e-commerce.
Sosterrai un’impresa sociale italiana, comprando direttamente dal produttore al consumatore.
In ogni caso, eccoti alcune informazioni rilevanti sulla pianta del leylandii verde.
Di che pianta stiamo parlando?
Con il termine x Cupressocyparis leylandii ci si riferisce ad un gruppo di piante nate come ibridi di Cupressus macrocarpa (cipresso di Monterey o californiano) e Callitropsis nootkatensis (cipresso di Nootka o del Canada). L’incrocio originale, che ha permesso l’identificazione delle piante, si è verificato casualmente in una tenuta del Galles, per impollinazione anemofila spontanea, portando alla nascita delle prime piante nel 1888.
In questo primo incrocio, la pianta impollinata fu un cipresso di Nootka e l’impollinante un cipresso di Monterey.
La tenuta, come forse i più avvezzi al mondo della tassonomia arborea hanno potuto immaginare, era posseduta dalla famiglia Leyland, da cui in seguito fu derivato il nome della specie come forma di omaggio.
Il nome del genere è invece una crasi del termine Cupressus con quello Chamaecyparis, genere nel quale, per un certo periodo, è stato fatto ricadere il cipresso del Canada.
Successivamente, nella stessa tenuta, ma anche in altre, avvennero altri episodi di impollinazione tra queste due specie di conifere, compreso l’evento opposto, ovvero quello avente cipresso californiano come pianta madre e cipresso del Canada come impollinatore. Il primo ibrido accreditato in tal senso è datato 1911 ed è stato scoperto sempre nella tenuta Leyland.
I numerosi eventi di ibridazione intervenuti nel tempo e nei vari luoghi ove le due specie genitrici di leylandii hanno avuto modo di convivere, sottolinea l’elevata compatibilità e la comune ascendenza delle specie progenitrici del leylandii, che in natura non si mescolano, oramai è chiaro, soltanto per motivi di separazione geografica.
Ha altri nomi?
La pianta di leylandi, essendo molto diffusa ed usata, ha veramente molti nomi comuni, spesso può capitare di leggere ad esempio la volgarizzazione leilandi, ma parlando con i non addetti ai lavori sono comuni anche i termini come: pinetti, cipressi da siepe, cipressina, nonché il generico siepe verde e molte altre varianti e storpiature dei medesimi.
Perché d’innesto?
Un incrocio ottenuto in Galles tra una pianta californiana ed una canadese non è già una pianta abbastanza internazionale? C’è davvero bisogno di attaccarla per innesto ad un cipresso toscano e complicarla ulteriormente?
La risposta è: sì, ma non è fatto tanto per aggiungere un ulteriore ingrediente, quanto per un motivo ben preciso.
Si deve partire da una premessa: quando l’uomo usa una pianta, non è detto che la usi nel modo in cui la pianta vorrebbe essere usata. Abusando un po’ di un certo tipo di terminologia finalistica, lo scopo di una pianta e crescere bene nell’ambiente dove nasce e riprodursi, mentre al giardiniere, di questi obbiettivi non interessa molto.
Il leylandi, in quest’ottica biologica, nasce come un organismo già fallito, essendo una pianta sterile. Quantunque non lo fosse, studi del 2011 dicono che alcuni individui potrebbero effettivamente non esserlo, non sarebbe comunque la pianta più efficace del mondo in quanto, il suo folto fogliame, cresce in maniera talmente densa da far si che la pianta possa adombrare anche se stessa, impedendo la fotosintesi alle parti più interne della propria chioma e rendendo vano l’investimento biologico relativo alla vigorosa crescita della medesima.
Questi cattivi adattamenti, negativi per la pianta da un punto di vista biologico, sono però il motivo del successo commerciale dei cipressi da siepe: l’effetto muro verde è infatti tanto inefficiente in natura quanto desiderato dall’uomo, che con queste piante riesce ad ottenere una copertura impenetrabile, perfetta per delimitare proprietà ed interrompere le linee di vista.
Così come le piante non risultano equilibrate nella densità rameale, non lo sono però neanche nello sviluppo radicale. Il tipo di radici che le piante producono spontaneamente non è molto profondo se paragonato alle dimensioni della chioma e queste tendono inoltre ad avere uno sviluppo prevalentemente orizzontale. Non a caso, gran parte dei leylandii originali, nati nei primi del novecento, sono stati abbattuti negli anni dal vento.
Per ovviare a tale problema, molto grave nel caso della realizzazione di siepi, si usa il cipresso mediterraneo come portainnesto. Quest’ultimo, venendo da ambienti aridi, tende a creare apparati radicali profondi, con un volume pari a circa sei volte quello della chioma aerea, garantendo ai leilandii un solido ancoraggio al suolo.