Bellezza e profumo del Trachelospermum Jasminoides: falso Gelsomino o Gelsomino stellato

Quando si pensa a un giardino fioriti e profumato, il Trachelospermum jasminoides, noto anche come falso gelsomino o gelsomino stellato, è sicuramente una delle prime piante che viene subito in mente. Grazie ai suoi fiori bianchi a forma di stella e al suo profumo intenso e dolce, questa pianta rampicante è diventata molto popolare tra gli appassionati di giardinaggio. Ma cosa rende il Trachelospermum jasminoides così speciale e amato?

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Nandina domestica – La pianta più amata del Giappone

Se cerchi piante di Nandina domestica o informazioni a riguardo, sei sul sito giusto, quello di chi le produce.
Veniamo a noi: la Nandina domestica è un arbusto sempreverde, diffuso in tutta l’Asia.
Il nome scientifico le è stato assegnato da Carl Peter Thunberg ed è la versione latinizzata del nome giapponese della pianta: nanten. Diversamente da molte altre piante descritte in questo blog, se si vuol fare in fretta, si può semplicemente chiamarla nandina, senza precisarne la specie, essendo il genere di queste piante monospecifico e non essondoci il rischio di confonderla con nient’altro. 
Informalmente, la nandina è anche indicata come bambù sacro o falso bambù giapponese, ma la Nandina domestica non è in realtà né un arbusto giapponese, in quanto non endemica dell’arcipelago, ma solo naturalizzata in esse a seguito dell’importazione dalla Cina, né una specie di bambù.
Si tratta di una pianta elegante, dai fusti eretti, capaci di crescere fitti, in grado di creare sofisticati giochi di colore e che regala magnifiche produzioni di bacche rosse.
Sempreverde di nome, ma non di fatto,  le foglioline pennate sono variabilmente cromate: prima verdi, poi arancio e con i freddi invernali, poi rosso intenso.
Le nostre piante sono tutte prodotte da seme, partendo dalle bacche raccolte delle nostre piante madri, che preleviamo personalmente. Per questo motivo, la nostra vasetteria ospita esclusivamente esemplari multistelo, quelli che garantiscono le fruttificazioni migliori possibili unite ad un elevata rusticità.
La Nandina, in particolare, è una pianta elevatamente tollerante al freddo, che sopporta anche i venticinque sottozero; per essa il freddo è un alleato di bellezza, in quanto le sue foglie tengono a virare proprio quando e sottoposte a tale stimolo.
La nandina è un eccellente pianta tecnica, ottima per fare siepi frangipasso, ma non è ottimale per siepi frangivista. L’altezza delle piante è variabile, essendo la produzione non clonale, ma di seme, tuttavia difficilmente si troveranno piante che superino il metro e ottanta.
Se lasciata isolata, altresi, una consociazione proveniente da un unico vaso di nandine, può trovare il
modo di allargarsi anche fino a due metri.
Non si deve fraintendere, le dimensioni della nandina dipendono dalla volontà del giardiniere  e non si tratta di piante di difficile gestione: le nandine si governano facilmente con un paio di forbici e anche da un punto di vista sanitario, non sono particolarmente soggette a malattie o attacchi, se non talvolta, a qualche muffa durante le fasi giovanili, quando la poca distanza tra suolo e foglie crea ambienti di aria ferma e umida.
Tornando alla mera questione estetica, la fioritura delle nandine avviene a Luglio ed è, come quasi ogni cosa in questa pianta, elegante e bella. Da un punto di vista formale la pianta è dotata di fiori piccoli, bianchi riuniti in minute pannocchie e daranno luogo, sulle medesime pannocchie, ad una profusa fruttificazione, spesso paragonata per aspetto a quella del ribes rosso. Tale fruttificazione persiste sulla pianta per larga parte dell’inverno, risultando molto decorativa ed in Giappone, dove la pianta è molto amata e usata, si usa appenderne i rami alle porte delle case, per tenere lontana la sfortuna.
Dal punto di vista del terreno, il bambù sacro è una pianta poco esigente, che si adatta a tutti i contesti. Vale comunque la pena sottolineare come, in terreno dotati di microcosmi batterici vitali, la Nandina riesca ad avere rese superlative, essendo molto portata alla simbiosi radicale, anche in ambienti sottoposti a concimazione minerale. Per questo motivo, si configura come una delle piante da giardino capaci di regalare le maggiori soddisfazioni all’amatore.
La nandina, oltre ad essere una bellissima pianta da piena terra, da risultati di rilievo anche quando coltivata in vaso.  In tal caso si presta magnificamente per la realizzazione di vasche da bar, oltre che per vasi in coccio, qui quali si consiglia sempre di riversare un gran numero di esemplari, per ottenere rese visive di alto livello.
Per quel che riguarda l’esposizione, la nandina predilige esposizioni di mezz’ombra e luce indiretta nelle latitudini del sud Italia, mentre può tranquillamente essere esposta in qualunque posizione più a Nord.
Noi, nel nostro vivaio a Pistoia, la teniamo all’aperto e la pianta non risente di nessun problema.

Produciamo diverse decine di migliaia di piante di nandine ogni anno, quindi se hai un azienda, guarda pure le foto in galleria qui sotto e poi contattaci, il modulo da compilare è proprio sotto le foto, in fondo alla pagina.

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Olivagno o Eleagno – Eleagnus x ebbingei

Olivagno, Eleagno o volendo essere fini dicitori, Eleagnus
Qualunque sia il modo in cui lo si vuole indicare, quando un giardiniere o un privato usa uno dei questi termini, solitamente si riferisce sempre alla medesima pianta, quella nella foto sopra, ovvero il più famoso membro della famiglia delle Elaeagnaceae
Per botanici e accademici però, i termini Eleagno ed Eleagnus sono forse un po’ troppo vaghi, essi raggruppano formalmente un intero genere di piante, piuttosto vasto, provenienti da Europa Meridionale, Asia centrale e Cina.
Diciamolo quindi chiaramente. La pianta di cui scriveremo sotto (e di cui si vedono le foto sopra) si chiama Eleagnus x ebbingei ed è un ibrido commerciale di E.macrophylla ed E.pungens. 
L’incrocio, come si vede, produce una bella pianta, caratterizzata da portamento eretto e compatto, dal carattere cespuglioso, con foglie ovali, alterne, gentilmente ondulate e dal colore caratteristico: verde, sulla pagina superiore e argenteo, sulla pagina inferiore, costellato di lentiggini brune.
Si tratta di un ibrido decisamente riuscito, amato dal mercato e ben valorizzato dalla produzione pistoiese, che ha certamente contribuito a rendere l’eleagno una pianta da siepe usata in tutta Italia, ma non solo, essendo essa ubiquitariamente sfruttata nell’intero bacino mediterraneo.
Passando ai dettagli, si può dire che l’ibrido ebbingei, come altri eleagni, ha fiori bianchi, penduli, simili a tubicini, che crescono in gruppi e che sbocciano da settembre a novembre. I frutti sono invece rossastri, commestibili secondo la letteratura agronomica, ma di scarso valore edule, per quanto invitanti in quanto simili ad olive nella forma. 
I rami, sottili e flessibili, risultano all’aspetto talvolta tortuosi. Sono indicati in letteratura come spinosi, anche se è più consono, parlando ai non addetti ai lavori, precisare che sono solo “formalmente” spinosi, data la semplicità con cui la pianta si riesce a maneggiare anche senza guanti.
Beneficiando di vigore ibrido, l’olivagno cresce in tutti i tipi di terreni, anche in ambienti sabbiosi o calcarei, dove altre piante fanno fatica e resiste molto bene alla salsedine, quindi è una pianta adatta anche a giardinieri alle prime armi
Per tutti questi motivi, l’eleagnus ha conosciuto e conosce un importante e diffuso uso come 
pianta da siepe
La pianta ha inoltre la capacità, gradita ai giardinieri, di sopportare potature vigorose (anche totali!) e presenta modalità di accrescimento molto rapido, con una dimensione a maturità che si attesta in prossimità dei tre metri e cinquanta, molto comode da gestire. Talvolta, è bene dirlo, all’interno di una stessa siepe, si trovano esemplari molto vigorosi, ma possono essere comunque sempre contenuti con interventi di potatura.
Se il luogo d’impianto è isolato e le piante sono lasciate sviluppare in autonomia, la chioma raggiunge un diametro di due metri, un discreto cespuglio, che saprà dare riparo anche agli uccellini.
La temperatura minima sopportata, secondo diversi erbari italiani, è di -15 °C. Alcune fonti teutoniche però, riferiscono anche -20, ma non venendo raggiunte simili minime nella zona dove le produciamo, non ci azzardiamo a confermarle.

 

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