Tornano disponibili per acquisti in vivaio e spedizioni le cupressacee da innesto

Tornano disponibili le cupressacee da innesto. Anche senza visitare il vivaio Un Fiore per Tutti a Pistoia è possibile ricevere un preventivo e concordare l’acquisto, con consegna in Italia o nei Paesi della Comunità Europea.

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Fotinia o Photinia Red Robin: la pianta ideale per una siepe rossa nel tuo giardino

Alla ricerca di una pianta che doni un tocco di colore al tuo giardino? La Fotinia o Photinia Red Robin potrebbe essere la soluzione che stai cercando. Questa pianta da siepe dalla vivace tonalità rossa è perfetta per creare bordi e recinzioni accattivanti. Un articolo Un Fiore per Tutti: il vivaio delle piante dove potrai leggere la vera e documentata storia dietro le origini di questa pianta

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Nandina domestica – La pianta più amata del Giappone

Se cerchi piante di Nandina domestica o informazioni a riguardo, sei sul sito giusto, quello di chi le produce.
Veniamo a noi: la Nandina domestica è un arbusto sempreverde, diffuso in tutta l’Asia.
Il nome scientifico le è stato assegnato da Carl Peter Thunberg ed è la versione latinizzata del nome giapponese della pianta: nanten. Diversamente da molte altre piante descritte in questo blog, se si vuol fare in fretta, si può semplicemente chiamarla nandina, senza precisarne la specie, essendo il genere di queste piante monospecifico e non essondoci il rischio di confonderla con nient’altro. 
Informalmente, la nandina è anche indicata come bambù sacro o falso bambù giapponese, ma la Nandina domestica non è in realtà né un arbusto giapponese, in quanto non endemica dell’arcipelago, ma solo naturalizzata in esse a seguito dell’importazione dalla Cina, né una specie di bambù.
Si tratta di una pianta elegante, dai fusti eretti, capaci di crescere fitti, in grado di creare sofisticati giochi di colore e che regala magnifiche produzioni di bacche rosse.
Sempreverde di nome, ma non di fatto,  le foglioline pennate sono variabilmente cromate: prima verdi, poi arancio e con i freddi invernali, poi rosso intenso.
Le nostre piante sono tutte prodotte da seme, partendo dalle bacche raccolte delle nostre piante madri, che preleviamo personalmente. Per questo motivo, la nostra vasetteria ospita esclusivamente esemplari multistelo, quelli che garantiscono le fruttificazioni migliori possibili unite ad un elevata rusticità.
La Nandina, in particolare, è una pianta elevatamente tollerante al freddo, che sopporta anche i venticinque sottozero; per essa il freddo è un alleato di bellezza, in quanto le sue foglie tengono a virare proprio quando e sottoposte a tale stimolo.
La nandina è un eccellente pianta tecnica, ottima per fare siepi frangipasso, ma non è ottimale per siepi frangivista. L’altezza delle piante è variabile, essendo la produzione non clonale, ma di seme, tuttavia difficilmente si troveranno piante che superino il metro e ottanta.
Se lasciata isolata, altresi, una consociazione proveniente da un unico vaso di nandine, può trovare il
modo di allargarsi anche fino a due metri.
Non si deve fraintendere, le dimensioni della nandina dipendono dalla volontà del giardiniere  e non si tratta di piante di difficile gestione: le nandine si governano facilmente con un paio di forbici e anche da un punto di vista sanitario, non sono particolarmente soggette a malattie o attacchi, se non talvolta, a qualche muffa durante le fasi giovanili, quando la poca distanza tra suolo e foglie crea ambienti di aria ferma e umida.
Tornando alla mera questione estetica, la fioritura delle nandine avviene a Luglio ed è, come quasi ogni cosa in questa pianta, elegante e bella. Da un punto di vista formale la pianta è dotata di fiori piccoli, bianchi riuniti in minute pannocchie e daranno luogo, sulle medesime pannocchie, ad una profusa fruttificazione, spesso paragonata per aspetto a quella del ribes rosso. Tale fruttificazione persiste sulla pianta per larga parte dell’inverno, risultando molto decorativa ed in Giappone, dove la pianta è molto amata e usata, si usa appenderne i rami alle porte delle case, per tenere lontana la sfortuna.
Dal punto di vista del terreno, il bambù sacro è una pianta poco esigente, che si adatta a tutti i contesti. Vale comunque la pena sottolineare come, in terreno dotati di microcosmi batterici vitali, la Nandina riesca ad avere rese superlative, essendo molto portata alla simbiosi radicale, anche in ambienti sottoposti a concimazione minerale. Per questo motivo, si configura come una delle piante da giardino capaci di regalare le maggiori soddisfazioni all’amatore.
La nandina, oltre ad essere una bellissima pianta da piena terra, da risultati di rilievo anche quando coltivata in vaso.  In tal caso si presta magnificamente per la realizzazione di vasche da bar, oltre che per vasi in coccio, qui quali si consiglia sempre di riversare un gran numero di esemplari, per ottenere rese visive di alto livello.
Per quel che riguarda l’esposizione, la nandina predilige esposizioni di mezz’ombra e luce indiretta nelle latitudini del sud Italia, mentre può tranquillamente essere esposta in qualunque posizione più a Nord.
Noi, nel nostro vivaio a Pistoia, la teniamo all’aperto e la pianta non risente di nessun problema.

Produciamo diverse decine di migliaia di piante di nandine ogni anno, quindi se hai un azienda, guarda pure le foto in galleria qui sotto e poi contattaci, il modulo da compilare è proprio sotto le foto, in fondo alla pagina.

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Fotinia, la siepe rossa – Photinia x frasseri ‘Red Robin’

La Red Robin è una selezione di fotinia rustica, tipicamente utilizzata per realizzare quelle che, informalmente, vengono tante volte indicate, dai non addetti ai lavori, come: le siepi rosse.
Come molte piante da siepe, si tratta di un ibrido di due specie diverse: photinia glabra e photinia serrata (o serrulata). L’incrocio è caratterizzato da intensa vigoria, portamento eretto e rami folti. La pianta viene indicata normalmente nei cataloghi come Photinia x fraseri, la parola fraseri è un patronimico e indica il vivaio di origine della prima selezione, il Fraser di Birmingham, che ottenne in Alabama i primi incroci, intorno al 1940.
La selezione Red Robin deriva da tali ibridi, ma è stata ottenuta in Nuova Zelanda, esattamente agli antipodi dall’Italia, fatto che a posteriori ne chiarisce anche l’ottima adattabilità al nostro paese.
Come accennato, si tratta di una pianta a rapido accrescimento, che vegeta rapidamente fino a raggiungere i due metri, due metri e mezzo. Raggiunta tale dimensione, la crescita della chioma procede, ma rallenta. Le massime dimensioni normalmente attestate per questa selezione sono di 3-5 metri per le altezze e di 3-4 metri per il diametro orizzontale della chioma.
La celerità con cui la pianta raggiunge la dimensione idonea a fungere da frangivista, unita alla naturale riduzione di velocità dell’accrescimento a cui va incontro, una volta raggiunta tale altezza ottimale, rendono tale selezione molto semplice da gestire, anche per i giardinieri neofiti o i meno attenti.
La fotinia è un ottima siepe anche per un altro motivo. In caso di piante che presentino dei vuoti, la strategia più efficace per riempire le aree meno dense è, paradossalmente, quella di applicare un taglio vigoroso dove i rami già mancano. La pianta risponde alla potatura ricacciando rami multipli, prossimalmente al punto d’amputazione. La rimozione dei rami più forti permetterà ai sottostanti di crescere più rapidamente.
Per quel che riguarda le temperature minime sopportate, non c’è unanimità delle fonti. Sicuramente si può utilizzare dove la minima ricade nell’intervallo  -10/-15 °C, ma diverse fonti attestano il suo utilizzo anche in climi più freddi, con minime che arrivano a -20/-25 °C. In tali casi appare rilevante il tempo di esposizione alla temperatura e il livello di salute della pianta.
Per quanto riguarda il terreno, le Red Robin e generale tutte le piante del genere Photinia, sono particolarmente versatili. Hanno un optimum in terreni neutri, drenanti e fertili, ma risultano nel complesso ampiamente adattabili. In caso di terreni molto calcarei, si può incorrere in problemi di clorosi ferrica, risolvibili concimando e che comunque difficilmente portano ad un danneggiamento irreparabile della pianta, implicando per essa per lo più danni estetici.
Si deve ricordare sempre, nel post trapianto, che fintanto che le piante non avranno sviluppato un apparato barbicale autonomo, sarà importante innaffiarle. Se il terreno di trapianto ha acqua biodisponibile, una volta attecchite le piante, si può tralasciare l’irrigazione, mentre in vaso essa rimarrà sempre necessaria.
La fotinia, come gran parte delle piante, fiorisce. La fioritura è bianca e avviene intorno a Maggio. I fiori sono riuniti in piccole infiorescenze, dalla forma frattale, che collettivamente appaiono come delle mazze simili ad un cavolfiore. Odorano lievemente, ricordando il profumo del biancospino.
Sul territorio italiano la pianta non incontra malattie che le risultino letali e ha pochi parassiti, tutti facilmente contrastabili
Per questi motivi, vista l’alta rusticità, la semplicità di gestione e la crescita rigogliosa, viene sovente utilizzata in prossimità di abitazioni e spazi pubblici.

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Olivagno o Eleagno – Eleagnus x ebbingei

Olivagno, Eleagno o volendo essere fini dicitori, Eleagnus
Qualunque sia il modo in cui lo si vuole indicare, quando un giardiniere o un privato usa uno dei questi termini, solitamente si riferisce sempre alla medesima pianta, quella nella foto sopra, ovvero il più famoso membro della famiglia delle Elaeagnaceae
Per botanici e accademici però, i termini Eleagno ed Eleagnus sono forse un po’ troppo vaghi, essi raggruppano formalmente un intero genere di piante, piuttosto vasto, provenienti da Europa Meridionale, Asia centrale e Cina.
Diciamolo quindi chiaramente. La pianta di cui scriveremo sotto (e di cui si vedono le foto sopra) si chiama Eleagnus x ebbingei ed è un ibrido commerciale di E.macrophylla ed E.pungens. 
L’incrocio, come si vede, produce una bella pianta, caratterizzata da portamento eretto e compatto, dal carattere cespuglioso, con foglie ovali, alterne, gentilmente ondulate e dal colore caratteristico: verde, sulla pagina superiore e argenteo, sulla pagina inferiore, costellato di lentiggini brune.
Si tratta di un ibrido decisamente riuscito, amato dal mercato e ben valorizzato dalla produzione pistoiese, che ha certamente contribuito a rendere l’eleagno una pianta da siepe usata in tutta Italia, ma non solo, essendo essa ubiquitariamente sfruttata nell’intero bacino mediterraneo.
Passando ai dettagli, si può dire che l’ibrido ebbingei, come altri eleagni, ha fiori bianchi, penduli, simili a tubicini, che crescono in gruppi e che sbocciano da settembre a novembre. I frutti sono invece rossastri, commestibili secondo la letteratura agronomica, ma di scarso valore edule, per quanto invitanti in quanto simili ad olive nella forma. 
I rami, sottili e flessibili, risultano all’aspetto talvolta tortuosi. Sono indicati in letteratura come spinosi, anche se è più consono, parlando ai non addetti ai lavori, precisare che sono solo “formalmente” spinosi, data la semplicità con cui la pianta si riesce a maneggiare anche senza guanti.
Beneficiando di vigore ibrido, l’olivagno cresce in tutti i tipi di terreni, anche in ambienti sabbiosi o calcarei, dove altre piante fanno fatica e resiste molto bene alla salsedine, quindi è una pianta adatta anche a giardinieri alle prime armi
Per tutti questi motivi, l’eleagnus ha conosciuto e conosce un importante e diffuso uso come 
pianta da siepe
La pianta ha inoltre la capacità, gradita ai giardinieri, di sopportare potature vigorose (anche totali!) e presenta modalità di accrescimento molto rapido, con una dimensione a maturità che si attesta in prossimità dei tre metri e cinquanta, molto comode da gestire. Talvolta, è bene dirlo, all’interno di una stessa siepe, si trovano esemplari molto vigorosi, ma possono essere comunque sempre contenuti con interventi di potatura.
Se il luogo d’impianto è isolato e le piante sono lasciate sviluppare in autonomia, la chioma raggiunge un diametro di due metri, un discreto cespuglio, che saprà dare riparo anche agli uccellini.
La temperatura minima sopportata, secondo diversi erbari italiani, è di -15 °C. Alcune fonti teutoniche però, riferiscono anche -20, ma non venendo raggiunte simili minime nella zona dove le produciamo, non ci azzardiamo a confermarle.

 

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Cupressocyparis Leylandii

Se cerchi giovani leylandii d’innesto, sei nel posto giusto: sei sul sito di un azienda produttrice. Partiamo dal cipresso di seme, lo innestiamo e te lo consegniamo: non c’è un solo passaggio che avvenga presso terzi.

Se anche tu sei un’azienda agricola, compila il modulo in fondo alla pagina per ricevere una proposta all’ingrosso.
Se sei un privato invece e hai bisogno di qualche pianta, clicca qui e accedi al nostro e-commerce. 
Sosterrai un’impresa sociale italiana, comprando direttamente dal produttore al consumatore.

In ogni caso, eccoti alcune informazioni rilevanti sulla pianta del leylandii verde.

Di che pianta stiamo parlando?

Con il termine x Cupressocyparis leylandii ci si riferisce ad un gruppo di piante nate come ibridi di Cupressus macrocarpa (cipresso di Monterey o californiano) e Callitropsis nootkatensis (cipresso di Nootka o del Canada). L’incrocio originale, che ha permesso l’identificazione delle piante, si è verificato casualmente in una tenuta del Galles, per impollinazione anemofila spontanea, portando alla nascita delle prime piante nel 1888.
In questo primo incrocio, la pianta impollinata fu un
cipresso di Nootka e l’impollinante un cipresso di Monterey.
La tenuta, come forse i più avvezzi al mondo della tassonomia arborea hanno potuto immaginare, era posseduta dalla famiglia Leyland, da cui in seguito fu derivato il nome della specie come forma di omaggio.
Il nome del genere è invece una crasi del termine
Cupressus con quello Chamaecyparis, genere nel quale, per un certo periodo, è stato fatto ricadere il cipresso del Canada.
Successivamente, nella stessa tenuta, ma anche in altre, avvennero altri episodi di impollinazione tra queste due specie di conifere, compreso l’evento opposto, ovvero quello avente
cipresso californiano come pianta madre e cipresso del Canada come impollinatore. Il primo ibrido accreditato in tal senso è datato 1911 ed è stato scoperto sempre nella tenuta Leyland.
I numerosi eventi di ibridazione intervenuti nel tempo e nei vari luoghi ove le due specie genitrici di leylandii hanno avuto modo di convivere, sottolinea l’elevata compatibilità e la comune ascendenza delle specie progenitrici del leylandii, che in natura non si mescolano, oramai è chiaro, soltanto per motivi di separazione geografica.

Ha altri nomi?

La pianta di leylandi, essendo molto diffusa ed usata, ha veramente molti nomi comuni, spesso può capitare di leggere ad esempio la volgarizzazione leilandi, ma parlando con i non addetti ai lavori sono comuni anche i termini come: pinetti, cipressi da siepe, cipressina, nonché il generico siepe verde e molte altre varianti e storpiature dei medesimi.

Perché d’innesto?

Un incrocio ottenuto in Galles tra una pianta californiana ed una canadese non è già una pianta abbastanza internazionale? C’è davvero bisogno di attaccarla per innesto ad un cipresso toscano e complicarla ulteriormente?
La risposta è: sì, ma non è fatto tanto per aggiungere un ulteriore ingrediente, quanto per un motivo ben preciso.
Si deve partire da una premessa: quando l’uomo usa una pianta, non è detto che la usi nel modo in cui la pianta vorrebbe essere usata. Abusando un po’ di un certo tipo di terminologia finalistica, lo scopo di una pianta e crescere bene nell’ambiente dove nasce e riprodursi, mentre al giardiniere, di questi obbiettivi non interessa molto.
Il leylandi, in quest’ottica biologica, nasce come un organismo già fallito, essendo una pianta sterile. Quantunque non lo fosse, studi del 2011 dicono che alcuni individui potrebbero effettivamente non esserlo, non sarebbe comunque la pianta più efficace del mondo in quanto, il suo folto fogliame, cresce in maniera talmente densa da far si che la pianta possa adombrare anche se stessa, impedendo la fotosintesi alle parti più interne della propria chioma e rendendo vano l’investimento biologico relativo alla vigorosa crescita della medesima.
Questi cattivi adattamenti, negativi per la pianta da un punto di vista biologico, sono però il motivo del successo commerciale dei cipressi da siepe: l’effetto muro verde è infatti tanto inefficiente in natura quanto desiderato dall’uomo, che con queste piante riesce ad ottenere una copertura impenetrabile, perfetta per delimitare proprietà ed interrompere le linee di vista.
Così come le piante non risultano equilibrate nella densità rameale, non lo sono però neanche nello sviluppo radicale. Il tipo di radici che le piante producono spontaneamente non è molto profondo se paragonato alle dimensioni della chioma e queste tendono inoltre ad avere uno sviluppo prevalentemente orizzontale. Non a caso, gran parte dei leylandii originali, nati nei primi del novecento, sono stati abbattuti negli anni dal vento.
Per ovviare a tale problema, molto grave nel caso della realizzazione di siepi, si usa il cipresso mediterraneo come portainnesto. Quest’ultimo, venendo da ambienti aridi, tende a creare apparati radicali profondi, con un volume pari a circa sei volte quello della chioma aerea, garantendo ai leilandii un solido ancoraggio al suolo

 

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I crisantemi: sicuro di conoscerli?

Anche quest’anno si avvicina la festa dei morti e anche quest’anno tornano i nostri crisantemi. Tutti però continuano a trattarli ancora come fiori da cimitero, ma siamo sicuri che debba andare per forza così?

Da una parte è vero: i crisantemi, inutile farne mistero, in Italia hanno nomea di essere fiori dei morti, ma questa associazione è principalmente legata all’adozione, da parte del calendario cattolico, del secondo giorno di Novembre come giorno per la celebrazione dei defunti, nonché all’usanza occidentale di portare fiori sulle tombe.
Sapevate che non tutte le culture onorano i morti con i fiori? Nella cultura ebraica, ad esempio, si usa portare ciottoli sulle tombe dei cari, una tradizione che deriva dall’antica usanza di costruire e preservare tombe di sassi accatastati, dette tumuli.
Per noi che portiamo fiori invece, la concomitanza tra l’epoca di fioritura dei crisantemi ed il giorno dei morti ha creato un’associazione tra questi bellissimi fiori ed i cimiteri, associazione che non è però presente in altri paesi.
In tutta l’Asia, ad esempio, dove sulle tombe si usa tradizionalmente lasciare offerte alimentari, come ciotole di riso e tazze di saké, come forma di accudimento verso i trapassati e dove la festa dei morti locale, la festa del Qungming, cade durante l’equinozio di primavera, i crisantemi sono il fiore dei festeggiamenti.
In particolare, in Cina ed in Corea, essi sono fiori tipicamente regalati per i matrimoni, mentre  in Giappone, a causa della loro bellezza, sono addirittura il fiore nazionale e vengono rappresentati su drappi e dipinti, oltre ad essere estesamente citati in poesie ed opere letterarie, un po’ come da noi le rose.
Senza andare dall’altro lato del mondo, nella ben più vicina, ma anglicana Inghilterra, i crisantemi sono invece i fiori delle nascite e vengono regalati ai neogenitori, quando si va a incontrarne per la prima volta i figli. Se volete provare anche voi, per fare un regalo particolare ed eccentrico, diteci come è andata e ricordate a chi eventualmente vi contestasse, che i Re Magi hanno portato in dono ad un neonato della mirra, un materiale per imbalsamazione.
I vostri fiori almeno lasciano il beneficio del dubbio!

Speriamo, con questa carrellata di curiosità, di avervi fatto ricredere su questi stupendi fiori, che vale certo la pena non relegare al solo ambiente cimiteriale e vi invitiamo a sostenerci, acquistando nel nostro vivaio o presso i nostri stand, in una delle tante manifestazioni fieristiche dove parteciperemo nei prossimi giorni.

Da noi troverete crisantemi e crisantemine di vario genere, sia in ciotole in purezza che in composizioni ottenute unendo talee di più colori. Non fatevele scappare!

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